Produzione sostenibile: misurare le performance per rendere l'impegno trasparente

IT4F 2020 - 03/12/2020 11:00

Gli ultimi dieci anni li abbiamo dedicati a tracciare la strada per una crescita della filiera moda che fosse pienamente sostenibile, tale da integrare le sue tre dimensioni fondamentali: persone, profitto, pianeta. Abbiamo definito metodi, sviluppato strumenti, stretto sodalizi in grado di innescare un cambiamento reale e di affermare la sostenibilità come fattore strategico di business.

Nei prossimi dieci anni, dovremo lavorare sulle performance aumentando in primis gli standard medi di rendimento e facendo del reporting di sostenibilità una pratica diffusa. Obiettivo ancora più importante, dovremo poter dimostrare che i risultati conseguiti sono reali, investendo su sistemi di misurazione credibili, affidabili e condivisi. Solo in questo modo sarà possibile dare continuità e consistenza a un impegno che necessita, nella fase storica attuale, di un netto cambio di passo, proteggendo il consumatore da dichiarazioni non veritiere.

Lo sviluppo sostenibile, per citare la famosa Relazione Brundtland dell’ONU, è quel tipo di sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future. Capace di coniugare il profitto con il rispetto del pianeta e dell’individuo, trova la sua sintesi ideale nei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (UN SDGs).

Chi ne sposa i principi, deve intraprendere un percorso che richiede visione, metodo, capacità di coinvolgere la propria rete di fornitori e di esercitare la trasparenza, di mettersi alla prova interpretando la sfida della sostenibilità anche come stimolo all’innovazione di prodotto e di processo.

Se l’impegno è autentico, sostenuto da performance sottoposte a sistemi di misurazione affidabili, la ricompensa per chi lo pone in essere è enorme: in termini di reputazione, di qualità delle relazioni con gli stakeholder, di vantaggio competitivo. A decretarlo sono i consumatori e il mercato, che premiano le aziende autenticamente sostenibili – di ogni dimensione e comparto – a discapito dei ritardatari e di chi si limita a vuote dichiarazioni d’intenti.

L’industria del fashion & luxury è più di altre interessata al fenomeno, a causa dei danni da inquinamento derivanti dall’uso massiccio di risorse idriche ed energetiche e di sostanze chimiche nocive.

Gli studi ci dicono inoltre che rispetto a 15-20 anni fa, il consumatore medio acquista il 60% di capi in più, tenendoli per circa la metà del tempo. In futuro, il consumo di abbigliamento e calzature aumenterà dagli attuali 62 milioni di tonnellate a 102 milioni nel 2030, portando a +50% il consumo di acqua e a +60% le emissioni di anidride carbonica e la produzione rifiuti.

Continuare su questa strada sarebbe una scelta a dir poco autolesionista, con un impatto diretto sulla stessa marginalità delle aziende. Modificare il proprio comportamento porterebbe invece all’economia globale 160 miliardi di euro: mantenere costante il consumo d’acqua – i dati sono di Global Fashion Agenda – vale 32 miliardi, limitare la produzione di rifiuti 4 miliardi e controllare le emissioni di CO2 addirittura 67 miliardi.

Sono numeri pesanti… Ma i numeri possono diventare anche un potente alleato, capace di far emergere il merito e distinguere chi prende l’impegno seriamente dai professionisti del greenwashing. La condizione, naturalmente, è che dati e informazioni siano veritieri, rilevati, elaborati, monitorati e comunicati con regolarità e trasparenza.

È esattamente questa la sfida a cui è chiamato il mondo della moda. Se gli ultimi dieci anni, infatti, sono serviti per tracciare la strada, sviluppando metodi e soluzioni idonei a innescare il cambiamento, i prossimi dieci andranno dedicati a migliorare e misurare le performance, facendo affidamento su sistemi affidabili e condivisi.

Il documento in cui naturalmente confluiscono (o dovrebbero confluire) i cosiddetti KPIs - Key Performance Indicators è il Report o Bilancio di Sostenibilità. Se realizzato con metodo, il Report è uno strumento potente di comunicazione verso i clienti e di definizione e implementazione delle azioni di sviluppo sostenibile. Non un punto d’arrivo, dunque, ma un appuntamento ricorrente per ogni azienda che, volendo crescere integrando etica e business, riconosca la necessità di misurarsi e rimisurarsi nella massima trasparenza.

Costruito da Process Factory su questi principi, il Protocollo Reporting 4sustainability si caratterizza per un forte approccio metodologico, per il coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali e per la centralità assegnata ai processi. Un piano di attività rigorose riferito nell’ispirazione e negli obiettivi agli SDGs e all’UN Global Compact, allineato allo standard globale per la reportistica GRI - Global Reporting Initiative, strutturato sulla raccolta dati per KPIs e oggi supportato da una piattaforma informatica per la loro raccolta e tracciabilità. Un percorso progettato e messo in opera per elevare il Bilancio di Sostenibilità da strumento di sola comunicazione istituzionale a guida per la generazione del valore.

 

 

Process Factory ha cercato un partner in grado di supportare tecnologicamente il suo Protocollo Reporting 4sustainability e l’ha trovato in Fabrica Lab, società specializzata nella progettazione di soluzioni di Business Intelligence, Big Data, Data Integration Tools, Product Lifecycle Management, Corporate Performance Management e Identity and Access Management.

L’unione di risorse umane e competenze ha dato vita a un nuovo software web collaborativo e multicanale che innova in termini di concept e tecnologia un processo condotto oggi in modo per lo più manuale. Obiettivo ultimo della piattaforma, che sarà presentata a breve con riferimento proprio al settore del fashion & luxury, è ottimizzare le attività di reporting, semplificando la compilazione dei dati e rendendo tale processo più accurato e rapido e più solido il complesso delle informazioni.

Le aziende, in definitiva, hanno bisogno di questo: di strumenti efficaci ma snelli, facili da utilizzare e dunque di reale supporto al miglioramento delle prestazioni di sostenibilità.

 

 

 

Francesca Rulli

Francesca Rulli

Founder Process Factory and 4sustainability

Esperta di sostenibilità con specializzazione in sistemi di gestione per la riduzione del rischio chimico. Con un solido background nel campo dell’ingegneria dell’organizzazione e del business process management, Francesca Rulli è socio fondatore e general manager della società di consulenza Process Factory. Nel 2013, ha creato 4sustainability, la prima linea italiana di servizi dedicata allo sviluppo sostenibile delle imprese. Francesca Rulli è consulente e trainer accreditato di ZDHC - Zero Discharge of Hazardous Chemicals, il più importante sodalizio internazionale di brand e aziende della filiera moda impegnato sul fronte della riduzione delle sostanze chimiche nei processi produttivi.

IT4Fashion 2020

Sponsor opportunity